Che t’aggio fatto ca vuoi can nun canto?

Che t’aggio fatto ca vuoi ca nun canto?

Leva la casa ra miezzo a la via,

fatte lu muro re sessanta parmi:

accussì nun se sente ru canta(ne) mio!

Iamo cantenno pecchè simo ‘uagliuni,

pe’ nu’ leva’ l’uso a lu paese.

Chi tene bone figlie ca ‘nge re desse a nui,

ca nun ‘nge re mannasse fore paese.

  • Che…canto?: lett. Che ti ho fatto perché vuoi che io non canti?
  • Leva…via: lett. Togli la casa dalla strada. Nel senso di allontanarsi definitivamente.
  • fatte…parmi: lett. costruisciti un muro largo sessanta palmi.
  • accussì…mio!: lett. così non si sente il mio cantare!
  • Iamo…’uagliuni: lett. (Ce ne) andiamo cantando perché siamo giovani.
  • pe’ nu’…paese: lett. per non togliere la tradizione al paese.
  • Chi…nui: lett. Chi tiene figlie belle che le dia a noi.
  • ca…paese: lett. che non le mandi fuori paese.
  1. aggio vrb. ind.pres.: ho
  2. fatte vrb. ind.pres.: fai (per te)
  3. parmi sost.m.p.: palmi (unità di misura)
  4. accussì avv.: così
  5. iamo vrb. ind.pres.: andiamo
  6. desse vrb. cong.imp.: dia
  7. mannasse vrb. cong.imp.: mandi

COMMENTO

            Ci sono un senso di risentimento ed una certa irritazione, per niente mascherati,  in questo giovane cantore, forse rimproverato ed offeso dalla destinataria delle sue fatiche vocali. Ne nascono  prima una risposta piccata a lei e poi una considerazione quasi di carattere sociale, che diventa, in forma paradigmatica, la legittimazione più autentica  di tanto insistente cantare sull’amore e per amore. 

E’ la giovinezza, che da sola anima e che irrompe con prepotenza; è essa che custodisce e ravviva, per una ancestrale disposizione all’entusiasmo, le passioni di intere generazioni di giovani, protagonisti delle comunità in cui hanno radici e della vitalità di esse. Alla fine si rendono manifesti, a mo’ di sfida e di simpatica sfacciataggine, anche l’orgoglio dell’appartenenza ed una non dissimulata e procace disponibilità a risolvere “sul posto”  le necessità d’amore, senza rimandi in luoghi lontani e ad estranee attenzioni.

“ Iamo cantenno pecchè simo ‘uagliuni…

COSTUME

Matenate e serenate

Rappresentano una produzione, sia letteraria che musicale, a carattere orale con funzione celebrativa di eventi nuziali e di approccio sentimentale, di trasmissione di messaggi vari (apprezzamenti, ingiurie, condizione emotiva o economica, volontà e intenzioni): in definitiva una forma di comunicazione. La parte musicale è eseguita con fisarmonica o organetto (due-bassi, otto-bassi) e con tamburi di pelle di gatto. La parte vocale è affidata a uno o più cantori solitamente ritenuti esperti e con  voce intonata, coadiuvati eventualmente da altri in funzione di coro per i ritornelli. I testi sono elaborati “a braccio” e trattano specifiche situazioni (anche suggerite o imposte da un committente)  o sono genericamente elogiative e sentimentali. L’esecuzione avviene sull’uscio di casa della donna  interessata.

  1. Copertina di un libro  di poesie di Salvatore Caputo, poeta italo-argentino nato a Villamaina.
  2. Una poesia che racconta di ‘giovanili brigate’ e di serenate negli anni ’50 ai Bagni di Villamaina.
  3. Maestranze di diversa competenza (falegnami e muratori) posano dopo i lavori di               ristrutturazione degli edifici delle Terme di San Teodoro a Villamaina (anno 1924).
  4. Riferimento di precedenti lavori di ristrutturazione (anno 1938).